l 26 febbraio 1992 con un’operazione segreta il Ministero degli interni della neonata Repubblica di Slovenia (retta da un governo di centro-destra) rimuove dai registri di residenza permanente tutti i cittadini jugoslavi (18.305 persone, secondo i dati diffusi diversi anni dopo dallo stesso Ministero degli Interni) che non hanno richiesto, o non hanno ottenuto la nazionalitŕ slovena, privandoli con questo atto di ogni diritto civile e facendo venir meno le basi legali e materiali della loro esistenza.
Nella Slovenia di oggi, infatti, come nel precedente stato federale jugoslavo, i diritti sociali (diritto al lavoro, alla scolarizzazione, alla casa, alla pensione, all’assistenza sociale e sanitaria - la possibilitŕ stessa di aprire un conto corrente bancario...) sono strettamente legati al permesso di “residenza permanente”, una sorta di “zoccolo duro” al quale sono appiccicati i diritti delle persone.